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cinema
12 maggio 2013
D'incanto L'incanto
terza edizione del Festival internazionale di cortometraggi

Festival giovane, di cadenza biennale, che giunge quest'anno alla terza edizione, "D'incanto l'incanto" è organizzato dall'Istituto "Achille Tellini" e si avvale del contributo di Turismo Friuli Venezia-Giulia. 
Il festival ha scelto un terreno specifico, quale quello di "Fiabe, miti e leggende". Temi straordinari e senza tempo aperto a leggende e credenze popolari come alla loro rivisitazione e al tema del fantastico. 

Il termine ultimo per iscrivere i propri cortometraggi è il 31 maggio 2013. 

Bando e domanda di iscrizione al sito: www.festival-incanto.org 
info: Erika Adami cell. 347.0795490
mail: erika.adami@yahoo.it 

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cinema
17 febbraio 2013
Ischia Film Festival

Ischia Film Festival. L'undicesima edizione presentata alla BIT di Milano


[Roh, 16 Febbraio 2013] Presentata oggi alla BIT di Milano l'offerta turistica "Vacanze ad Ischia" realizzata per l’undicesima edizione dell’Ischia Film Festival. Il catalogo, realizzato in collaborazione con le migliori strutture ricettive dell’isola, offre una serie di pacchetti di soggiorno per il turista che sceglierà l’isola in occasione del suo festival del cinema che si svolgerà da 29 Giugno al 6 Luglio 2013, presso il  Castello Aragonese di Ischia,

L’Ischia Film Festival è l’unico concorso internazionale dedicato alle location cinematografiche. La manifestazione, anche nota per i suoi focus su cineturismo e location placement, attribuisce un riconoscimento artistico alle opere audiovisive, ai registi, ai direttori della fotografia e agli scenografi che hanno maggiormente valorizzato location italiane ed internazionali sottolineandone i paesaggi e l'identità culturale.

Come nelle edizioni precedenti, a caratterizzare il festival sarà una settimana di proiezioni all’aperto, omaggi e incontri con ospiti internazionali. Otto giorni ricchi di opere cinematografiche: tra concorso, rassegne e proiezioni speciali, previsti lavori provenienti da tutto il mondo. Opere capaci di valorizzare e promuovere le tradizioni, la realtà storica, i paesaggi e le identità culturali di un territorio attraverso la scelta della location.

L’ideatore e direttore del festival Michelangelo Messina ha annunciato che nel cinquantenario del film “Cleopatra” sarà esposto un back stage fotografico e saranno realizzati eventi volti a ricordare che cinquanta nei orsono proprio sull’isola verde vi fu il primo incontro tra i due protagonisti Elizabeth Taylor e Richard Burton. Questa edizione del festival darà inoltre ampio spazio ai paesi del Nord Europa attraverso uno speciale focus e non mancheranno le iniziative legate al cinema impegnato nel sociale attraverso le speciali sezioni “Location sociale” e “Location negata”.

Al concorso cinematografico internazionale di Ischia possono partecipare tutte le opere che abbiano valorizzato il territorio attraverso la scelta delle location, promuovendone così la realtà storica sociale ed umana, le tradizioni e la cultura. L'entry form per l'iscrizione di lungometraggi, documentari e cortometraggi, all'edizione 2013 èpubblicata sul sito del festival. La deadline per inviare le opere è fissata al 15 Aprile 2013.

L’Ischia Film Festival si configura anche come occasione per scoprire sotto le stelle autori cinematografici affermati ed emergenti: previsti, infatti, incontri con registi, attori e scenografi (negli anni passati, presenti ad Ischia Ken Adam, Pupi Avati, Vittorio Storaro, Alan Lee, Mario Monicelli, Abel Ferrara, Pavel Longuine, Giuliano Montaldo, Maria Grazia Cucinotta, Carlo Lizzani, Paolo Villaggio, Romina Power e Rocco Papaleo).

Il Programma Ufficiale delle proiezioni si sviluppa in più sezioni:

PRIMO PIANO: lungometraggi italiani ed internazionali che, nell’attuale stagione cinematografica, hanno dato ampio spazio alle location come elemento narrativo essenziale al racconto cinematografico.

CONCORSO: documentari e corti nazionali ed internazionali, in gara per aggiudicarsi il premio Ischia come miglior documentario e cortometraggio del Festival.

LOCATION NEGATA: una sezione speciale competitiva per opere che, pur ponendosi in un’ottica di valorizzazione dei luoghi, raccontano il territorio violato dalle contraddizioni della civiltà e del progresso, i diritti o le speranze di quei popoli calpestati dalla guerra o colpiti da calamità naturali.

LOCATION SOCIALE dedicata ad una speciale focalizzazione del concetto di location alla luce delle problematiche economico sociali emerse con forza ed evidenza culturale nella più recente cinematografia nazionale e non.

SCENARI: corti e documentari fuori competizione provenienti dalle cinematografie più lontane e vitali.

Premi Speciali saranno poi assegnati dalla direzione artistica del festival ad un regista, uno scenografo ed un direttore della fotografia per il lavoro svolto nell’ultimo anno in funzione della valorizzazione di una location ed ilForeign Award, assegnato in collaborazione con l’APE (Associazione Produttori Esecutivi) alla produzione straniera che ha scelto l’Italia per le sue riprese garantendo al bel paese una notorietà internazionale, attraverso un’opera cinematografica di alto livello.

Per partecipare al festival è necessario acquistare un accredito culturale attraverso il sito www.ischiafilmfestival.itoppure in loco presso l’InfoPoint del Festival che sarà allestito al Piazzale Aragonese dal 27 Giugno in poi. L’Ischia Film Festival, grazie alla collaborazione delle migliori strutture ricettive dell’isola, mette a disposizione pacchetti di soggiorno ad Ischia per l’intera settimana o solo per il week end di apertura e di chiusura a prezzi scontati per gli accreditati del festival.

Durante la kermesse vi è inoltre una sezione mercato con la ‘Borsa internazionale delle location e del cineturismo’, occasione di incontro tra il mondo del cinema e quello del turismo (www.borsadellelocation.it) e il ‘Convegno nazionale sul Cineturismo’, che vedrà la partecipazione dei massimi rappresentanti del mondo del cinema correlato al marketing territoriale (www.cineturismo.it).

Per ulteriori informazioni: info@ischiafilmfestival.it - 081984588


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cinema
13 giugno 2011
Intervista a Dario Marzola
 

Conversazione con Dario Marzola, giovane regista che ha terminato  le riprese del film Fuochi fatui nel territorio bolognese. 

Il film che ci interessa per due motivi: la sua ambientazione e le location in un territorio provinciale, e la valenza sinestetica di questa opera. 

A cura di Fabio Matteuzzi
FV. Comincerei la nostra chiacchierata partendo dalle modalità produttive e realizzative di “Fuochi fatui”.
Marzola. Il metodo che abbiamo utilizzato ha due caratteristiche: da un lato consiste nel procedere in forma di work in progress, dall’altro si fonda sul lavoro di équipe. Partirei da questo secondo aspetto.
Ho avuto modo, da quando ho iniziato ad occuparmi di cinema, di lavorare spesso in maniera organica con compositori, scenografi – dove per organico non intendo: realizzare un’idea di sceneggiatura e di regia e poi proporlo, coinvolgendo in un secondo momento questi collaboratori. Si tratta al contrario di cercare di interagire strettamente con loro partendo da poche idee, che all’inizio sono idee astratte, da sbrogliare assieme, per poi procedere parallelamente. Questo richiede molto tempo ed energia da parte di tutti, ma consente comunque di raggiungere dei risultati organici e dà senso al lavorare assieme. Lavorare assieme trova significato nell’interagire con persone che hanno un background completamente diverso e possono quindi dare degli apporti inediti.
FV. Quali sono stati gli stimoli di partenza?
Marzola. Abbiamo cercato di lavorare in gruppo, partendo, come spesso mi è accaduto, da uno stimolo di tipo musicale. Col maestro Fontanot [autore delle musiche] abbiamo discusso sia sul piano concettuale, attraverso un intreccio di idee astratte come “movimento sotterraneo”, “metamorfosi” e “contrasto staticità/dinamicità”, sia sul piano drammaturgico, delineando un viaggio emotivo, l’itinerarium mentis di quello che è poi diventato Emmanuele, il protagonista del film. Il Maestro ha così elaborato una sorta di “brodo primordiale”, un film in sintesi, in un unico brano musicale. Questo materiale è stato per me una preziosa bussola sul set per definire ritmi e atmosfere generali. Terminate le riprese e sulla base della sceneggiatura, il compositore ha sviluppato a partire da questo “vaso di Pandora” diversi brani, senza alcun vincolo in termini di minutaggio. E’ iniziato poi con la montatrice un continuo interscambio: scene montate su musica; musiche riviste sulla base del montaggio, idee visive suggerite da brani concepiti per scene differenti. Non è venuto prima il montaggio e poi la colonna sonora come “tappezzeria”, ma neanche il contrario: è stato un procedere parallelo per passi discreti, un’osmosi. Questo è l’aspetto - come dicevo - del work in progress. Abbiamo avuto la fortuna di partire, circa tre anni fa, con un progetto di ricerca più scientifico che artistico, lavorando alla costituzione di un archivio di sequenze filmiche legate al fantastico. Il criterio di selezione era quello di concentrarci su produzioni recenti, a partire dagli anni Cinquanta. Studiando sia i meccanismi narrativi che quelli più propriamente registici, abbiamo elaborato delle tecniche che sono state sperimentare in un contesto formativo attraverso un laboratorio [Intersezioni] sviluppato nel segno della contaminazione. Il laboratorio era rivolto ad attori e videomaker [tenuto con Tanino De Rosa, regista teatrale]. Sul piano metodologico l’attività si fondava sull’interazione tra tecniche di improvvisazione prettamente attoriali, recitative, e la scrittura con la macchina da presa. Quindi con un lavoro di tipo registico.
All’interno di questo laboratorio abbiamo comunque fissato un campo di esistenza legato ad alcune tematiche come quella della “metamorfosi”, della “cecità” (all’epoca ero interessato al romanzo “Cecità” di Saramago). Lavorando su questi nuclei tematici è stata elaborata una sceneggiatura e poi gli allievi hanno realizzato un cortometraggio all’interno del progetto formativo. Un aspetto interessante è stato partire da una dimensione astratta, per esempio: si è lavorato sul verbo “divorare”, e su questo sono state fatte delle improvvisazioni. Il verbo “divorare”, anzi il binomio “ammaliare-divorare”, o “pietrificare attraverso la voce”, è poi lentamente diventato un personaggio del film: la figura enigmatica della Lamia, della donna-serpente che pietrifica attraverso un sibilo. Un altro vantaggio del work in progress è stato proprio avere la possibilità di partire da un progetto di ricerca per arrivare a un progetto di formazione, un ambiente dove sviluppare tutta una serie di materiali. Finita l’attività di formazione, ci siamo trovati con idee artistiche e risorse umane interessanti tra gli allievi e abbiamo deciso di sviluppare un progetto di produzione artistica. A quel punto abbiamo messo assieme un organico, iniziando a lavorare alla stesura di una nuova sceneggiatura.
FV. Rispetto all’attività laboratoriale, la realizzazione della sceneggiatura per un progetto filmico la possiamo considerare una diretta filiazione o si è costruita attraverso lo scarto costituito da una nuova elaborazione?
Marzola. Abbiamo elaborato tematiche, poi assimilando il lavoro di improvvisazione degli allievi, mentre eravamo ancora in una fase prettamente formativa, è stata scritta una prima sceneggiatura. Questa è stata sviluppata prevalentemente da me, ma nasceva dal loro lavoro di improvvisazione. Ora, la differenza che c’è tra la sceneggiatura che noi abbiamo dato agli allievi su cui effettuare le riprese per un corto/esercitazione e quella del film risiede nella cura maniacale dei dettagli, nell’attenzione ai dialoghi. Poi c’è un altro aspetto: la sceneggiatura del film è molto organica, mentre quella del corto è volutamente sfilacciata per fini didattici. L’obiettivo era più che altro formarli tecnicamente e visivamente, facendoli lavorare in situazioni estremamente varie, da un bosco a una stanza totalmente nera. Un limite di questa sceneggiatura è dunque data dalla varietà di location, che però ha offerto fotograficamente situazioni diversificate e, aggiungerei, in alcuni casi estreme.
FV. Nelle note di regia del film c’è un passaggio interessante, quando si dice che l’intreccio non procede per nessi causali ma per analogie. Come se lo sviluppo del film sia stato realizzato non nella maniera consueta con cui si pensa allo sviluppo di una storia, il passaggio da un avvenimento a un altro, ma attraverso elementi già proiettati verso uno spettatore attento alla visione e più in generale alla percezione.
Marzola. Questo si inserisce nel discorso più ampio della narrazione fantastica, che spesso è “in soggettiva” o viene costruita per contrapposizione di più punti di vista, nel tentativo di creare nello spettatore un senso di ambiguità o, se mi permette l’ossimoro, di “straniamento empatico”. Il tratto peculiare è proprio quello di non mostrare fatti, ma “esperienze vissute”, dove fondamentale è la componente emotiva, evocativa: una sorta di onirismo diffuso. A questo proposito, durante una conversazione con Zavattini, Buñuel sostiene che per un neorealista un bicchiere è un bicchiere e nient’altro; qualcuno lo userà, poi una cameriera lo laverà o potrà romperlo, e per questo verrà licenziata, ecc. Procede insomma secondo rapporti molto espliciti di causalità. Buñuel invece è convinto che ci siano tanti tipi di bicchieri, perché ogni persona che guarda il bicchiere lo carica della propria emotività, dei propri desideri, e questo è un aspetto interessante. La sfida per il cinema è riuscire a mostrare questa specie di bicchieri. Mi permetta una piccola provocazione. Se oggi noi guardiamo Roma città aperta, può sembrarci quasi un film “melodrammatico”, mentre quando è stato girato l’idea diffusa era quella di registrare la vita quotidiana. Questo è un esempio di come la realtà sia una convenzione culturale, che, in quanto tale, cambia continuamente nel tempo col mutare delle nostre convinzioni, del modo di esprimere le emozioni e di vivere i rapporti umani. La questione cruciale è proprio questa: non pretendere di registrare la realtà secondo una presunta oggettività, riducendo magari il cinema a un grado zero, da film muto, bensì cercare di sfruttare al massimo tutte le potenzialità del linguaggio cinematografico nel tentativo di mostrare ciò che non riusciamo a vedere. Questo è l’obiettivo del fantastico: mostrare ciò che non possiamo vedere espande le nostre percezioni.
FV. Il protagonista soffre di una particolare forma di disturbo della visione. Nel cinema, soprattutto in quello contemporaneo, evidenziare difficoltà di visione non è cosa nuova. La visione non attesta più una verità, l’atto di vedere non è più cosa capace di confortarci, di mostrarci una realtà libera da ambiguità, di fornirci una testimonianza oggettiva. Forse non siamo più capaci di vedere. Parecchio cinema contemporaneo fa i conti con questa caratteristica. La scelta di un personaggio che ha una difficoltà visiva, nello stesso tempo di produrre un’opera cinematografica, che per sua natura si fonda sulla visione: come si sono bilanciati questi due aspetti nel corso della lavorazione?
Marzola. È una contraddizione del cinema fantastico. Il cinema è un linguaggio prettamente visivo ma io cerco di mostrare ciò che visibile non è. Quelli che possono essere i percorsi possibili, le mie intenzioni, quello che avrei voluto fare e magari non ho fatto, come succede nel film dove, a un certo punto, un ricordo “va avanti”, ma in maniera allucinatoria, noi vediamo ciò non è mai stato vissuto. Il tema della cecità è senz’altro molto melodrammatico e abusato, però mi intrigava per diversi motivi. Innanzitutto, nel film si parla di una cecità particolare, in realtà Emmanuele [il protagonista] vede tutto perfettamente, tranne i volti. Mi sono chiesto: cosa succederebbe se non fossi in grado di vedere i volti? Se le facce diventassero “cose”, forme astratte prive di senso? E se mi ritrovassi in mezzo ad una folla, ad un mercato? Non mi interessava il caso clinico, anche se la malattia esiste davvero. Nel film la questione della cecità è pervasiva e, se vogliamo, simbolica. Affascinante, come ho detto, è il non-visibile, quello che va oltre la nostra consapevolezza. Un gesto quotidiano come guardare in faccia qualcuno nasconde in realtà meccanismi alquanto complessi: vedo/identifico la persona, ma al tempo stesso ho anche una percezione emotiva del suo volto. Agiscono inoltre delle memorie tacite, silenziose, nel senso che sfuggono alla nostra consapevolezza. Ed ecco che “una mancanza o un danno” fa esplodere improvvisamente questa complessità: una semplice azione, come guardare in faccia qualcuno, può diventare un atto impossibile, inutile e doloroso.
Nel film c’è la seguente situazione: lei va alla finestra e accende una sigaretta, lui chiede “da quand’è che hai iniziato a fumare?” e lei risponde: “ho sempre fumato”. Chiaramente dal punto di vista razionale, questo scambio di battute non ha senso, visto che stanno insieme da tantissimi anni. In questo caso il dialogo diventa l’immagine di un’estraneità: stiamo insieme da tanto tempo eppure in realtà non so chi tu sia. “Chi sei?” È una battuta che i personaggi si rimpallano spesso nel corso del film, come gioco e poi fino all’angoscia.
Sono questioni che possono sembrare molto astratte, tuttavia pensiamo all’importanza che hanno le immagini mentali nella nostra vita, ai nostri ricordi, a quanto sogniamo. Per esempio, quando i bambini piccoli hanno subito delle violenze, spesso smettono di sognare. C’è una forte riduzione dell’attività onirica.
I nuovi modelli della mente ci parlano di livelli diversi di realtà: differenti piani che risultano tutti “veri”. Insomma non c’è divisione tra ciò che è reale e ciò che è mentale. La “realtà” descritta dalla scienza di oggi è “liquida”, mutevole e sfuggente. Questa è la sfida per il cinema, un’occasione per il fantastico di ritrovare una nuova forza espressiva.
FV. Questi sono aspetti che ben si legano a tematiche sinestetiche.
Marzola. Per qualcuno il cinema non sarebbe un linguaggio, per altri è una specie di linguaggio espanso, la mescolanza di più linguaggi. Sicuramente, ci sono dei codici che il cinema prende a prestito o ha in comune con la fotografia, la pittura, ad esempio. Probabilmente questa commistione è uno dei motivi per cui mi sono interessato al cinema. Mi affascina la trascrizione, il passaggio da una forma espressiva ad un’altra. E’ come tendere i limiti ed esplorare le potenzialità di un linguaggio. Non c’è mai – come dice Kandinsky – una ripetizione. Ogni linguaggio colora il contenuto, aggiunge qualcosa di differente. A esempio, dire “ti amo” con un brano musicale è cosa diversa che renderlo attraverso un’immagine.
Ho sempre avuto un’idea del cinema molto musicale… Che ci sia alla base della regia una sorta di orchestrazione tra differenti linguaggi. Ciascun linguaggio può essere considerato come una linea colorata differente, con peculiarità proprie. Nel corso di un film queste linee a volte procedono parallelamente, mentre altre volte si interrompono o procedono solitarie come in un assolo. Cosi, ci sono scene nel film “Fuochi fatui” dove musica, immagine e recitazione coesistono, mentre in altri momenti vi è, per sottrazione, soltanto una voce su schermo nero o un’immagine muta.
FV. Ma come si costruisce questo rapporto tra cinema e altre arti?
 
Marzola. Il rapporto tra cinema e altre arti può presentarsi in due forme. Da un lato posso utilizzare un altro linguaggio come stimolo di tipo creativo, una specie di “pre-testo”. Vediamo alcuni esempi: posso partire da un brano musicale per elaborare un personaggio o per cogliere una determinata dimensione emotiva. Nel caso del nostro film, addirittura, non solo ho avuto la musica, prima di iniziare le riprese, ma per alcuni movimenti di macchina, il macchinista si muoveva a tempo di musica. Anche se non utilizzerò nell’edizione del film quel brano, la musica risuonerà comunque nelle immagini, in un particolare ritmo, nel modo in cui l’operatore panoramicava a sinistra verso la tenda. E’ questo un primo rapporto possibile, quello di concepire un altro linguaggio come uno stimolo per creare. Posso ad esempio costruire lo stile fotografico di un film a partire da alcune opere pittoriche. Chiaramente la pittura permette la costruzione di un mondo in tutti i suoi molteplici aspetti, a differenza di una ripresa cinematografica che registra uno spazio reale. L’accostarmi al linguaggio pittorico mi spinge così a lavorare con estrema precisione su ogni dettaglio, su colori, forme e composizione. Come il confrontarmi con i musicisti mi ha permesso di sviluppare una sensibilità particolare verso la dimensione sonora. Ho cercato sempre di confrontarmi con altri artisti e con altri linguaggi, nel tentativo di definire una mia voce personale, di trovare risposte cinematografiche a problemi comuni.
La seconda forma di rapporto tra cinema e altre arti consiste invece nel costruire delle interazioni dirette che agiscono nel corpo del film, producendo effetti armonici o di contrasto. Come regista ho cercato di proporre le stesse questioni a tutti i miei collaboratori per tentare di tradurre alcuni concetti fondamentali nelle diverse lingue. Ad esempio, l’idea della “metamorfosi”, un processo di mutazione che si fa visibile, è un problema che ho posto al direttore della fotografia, ma anche al compositore che mi ha proposto delle soluzioni musicali, che hanno stimolato a loro volta me e gli altri collaboratori. In questo senso abbiamo creato delle vere e proprie sinestesie dove, in alcuni casi la musica è in armonia con l’immagine, in altri casi va contro per ritmo e tipo di timbrica.
FV. Tutto questo come si è mischiato nella scelta dei luoghi, dei paesaggi?
Marzola. Lo spazio nel film non riflette semplicemente un percorso emotivo ma è un vero e proprio personaggio. La trasformazione del protagonista da esploratore-bambino ad adulto-costruttore si riflette nello spazio. Emmanuele bambino è spesso legato a luoghi naturali, in particolare al posto dove i genitori erano soliti portarlo, il “Monte delle Formiche”. Si tratta di un luogo che esiste realmente, in provincia di Bologna, dove avviene un fenomeno naturale: la sciamatura delle formiche nei primi giorni di settembre. Enormi sciami di formiche volanti si concentrano nei pressi di una chiesetta in cima al monte. Dicevo Emmanuele esploratore… il bambino è spesso mostrato a sollevare, ad aprire qualcosa. La curiosità, unita all’angoscia, di chi vuole scoprire cosa c’è sotto le cose, sotto un sasso ad esempio. Una curiosità incontenibile, ma che è anche paura: sotto al sasso potrebbe esserci un serpente o un formicaio…
Quest’ultima immagine ritorna come basso continuo anche nell’età adulta. La casa di Emmanuele ricorda una sorta di enorme formicaio, un mondo apparentemente caotico e invece regolato da un ordine misterioso. Da adulto il protagonista è un architetto e, contemporaneamente, un costruttore di illusioni, di apparenze. Elabora infatti un’immagine “allucinatoria” della propria compagna il cui volto rimane per lui indecifrabile.
Un altro aspetto interessante, sempre legato al protagonista, è la continuità tra interno ed esterno, continuità ottenuta attraverso una fotografia dai colori caldi in interni e le tonalità rosso-bruno-marrone-ocra delle facciate tipiche dei palazzi bolognesi. Emmanuele stesso è vestito con questi colori, in una sorta di tutt’uno tra corpo, spazio interno ed esterno. Solo quando lei “non c’è più”, il personaggio si estranea dallo spazio in cui si muove, anche visivamente indossando abiti grigi. Abbiamo insomma cercato di lavorare sul piano formale anche tenendo conto di un punto di vista prettamente percettivo. Il grigio è sicuramente sinonimo di staticità, di immobilità. Non è né il nero, luogo di tutte le possibilità, né il bianco, l’annullamento, l’assenza di tempo. “Il grigio è privo di risonanza” dice Kandinsky, “un’inconsolabile immobilità”.

Fabio Matteuzzi

cinema
20 gennaio 2011
Raiding Africa
 Rotterdam International Film Festival
Raiding Africa Day – Rotterdam, 2 febbraio 2011
 
Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina
Milano, 21-27 marzo 2011


Dopo il successo nel 2010 di “Forget Africa”, il prestigioso Rotterdam International Film Festival (40° edizione, 26 gennaio – 6 febbraio 2011) presenta quest’anno un nuovo progetto, Raiding Africa, in collaborazione con il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina di Milano, il Durban Film Festival, il Göteborg Film Fund e l’Hubert Bals Fund.
 
Ispiratosi alla crescente influenza della Cina nei paesi africani, il Rotterdam International Film Festival ha chiesto a sette giovani talenti del cinema africano di andare alla scoperta della Cina e realizzare ciascuno un film in collaborazione con la Li Xianting Film School di Pechino. Raiding Africa si pone l’obiettivo di continuare a stimolare lo scambio tra culture, sostenere la carriera professionale dei registi africani inseriti nel 2010 in “Forget Africa” e creare per loro la possibilità di lavorare in un contesto internazionale con realtà produttive asiatiche indipendenti.

I film saranno presentati in prima mondiale il 2 febbraio 2011 a Rotterdam durante il Raiding Africa Day: parteciperanno alla giornata i 7 registi africani con i loro tutor asiatici e sono in programma anche tavole rotonde sulle tematiche sollevate dal progetto.
 
Il Festival del Cinema Africano di Milano presenterà in anteprima italiana i film all’interno della programmazione della 21° edizione, dal 21 al 27 marzo: sul sito sono già da ora disponibili i blog del curatore del progetto che ne raccontano tutto lo sviluppo a partire dall’estate 2010.
http://www.festivalcinemaafricano.org/index.php?pag=sez_retrospettiva
http://www.filmfestivalrotterdam.com/professionals/programme/news1/african-directors-to-film-in-china-for-40th-iffr/

After the success in 2010 of “Forget Africa”, the prestigious Rotterdam International Film Festival (40th edition, 26th January – 6th February 2011) is presenting a new project this year, Raiding Africa, in collaboration with the Festival of African, Asian and Latina American Cinema of Milan,  Durban Film Festival, the Göteborg Film Fund and the Hubert Bals Fund.
 
Inspired by the growing influence of China in African countries, Rotterdam International Film Festival has asked seven young talents of African cinema to go and discover China and each make a film in collaboration with the Li Xianting Film School of Beijing. Raiding Africa has the aim of continuing to stimulate the exchange between cultures, support the professional careers of African directors including in “Forget Africa” in 2010 and to create for them the chance to work in an international context with independent Asian production companies.
 
The films will have their world premiere in Rotterdam on February the 2nd, 2011, during the Raiding Africa Day: the 7 African directors will take part in the day with their Asian tutors and there will be round tables on the issues raised by the project.
 
The African Film Festival of Milan will present the Italian premiere of the films at its 21st edition, from 21st to 27th March: on the site the blogs of the project organizer with the development of the project since summer 2010 are already on the site.
http://www.festivalcinemaafricano.org/eng/index.php?pag=sez_retrospettiva
http://www.filmfestivalrotterdam.com/professionals/programme/news1/african-directors-to-film-in-china-for-40th-iffr/
20 settembre 2010
Occhi sul cinema

Occhi sul cinema. Rassegna di film di alta qualità


Riprende - a partire da martedì 21 settembre 2010, al Cinema Nuovo di Dogana (San Marino) - il programma di proiezioni cinematografiche d’alta qualità in prima visione OCCHI SUL CINEMA: Incontri del martedì col cinema d’autore. L’iniziativa, organizzata dall’Ufficio Attività Sociali e Culturali della Repubblica di San Marino (affiliato alla Federazione Italiana Cineforum) e curata dal critico Pierpaolo Loffreda, propone ogni martedì sera (alle ore 21.00), fino al prossimo 30 novembre, una serie di film diretti da autori affermati o da giovani registi emergenti, già segnalati all’attenzione della critica e del pubblico nell’ambito dei più importanti festival internazionali ma emarginati dal circuito commerciale. 
I film della rassegna verranno replicati anche al Cinema Turismo di San Marino (il giorno successivo: mercoledì). Il prezzo del biglietto è di 5,00 euro (ridotto 4,00 euro). Per informazioni: tel 0549 882498 
Inaugura la nuova rassegna, martedì 21 settembre, PERDONA E DIMENTICA di Todd Solondz. Il titolo originale, La vita in tempo di guerra, rimanda al clima di precarietà, al vivere sull’orlo di una catastrofe collettiva tipico dei nostri giorni. Todd Solondz è un maestro “sgarbato” del cinema indipendente statunitense, un incorreggibile provocatore. Qui ritroviamo i personaggi del precedente film Happyness, del 1998: tre sorelle ebree americane, ormai ben oltre l’orlo della crisi di nervi, che si guardano intorno in modo attonito e smarrito, considerando i propri fallimenti esistenziali. Prevale un tono disincantato e un umorismo sottile, arguto, che non risparmia nessuno. Molti i rimandi alle altre arti (la pittura di Hopper, ad esempio). Tragedia e comicità si fondono, mentre la guerra privata delle protagoniste s’arricchisce della possibilità del perdono e della comprensione. Il film è stato premiato alla Mostra del Cinema di Venezia.




Il programma proseguirà con:
28 settembre: BRIGHT STAR di Jane Campion, Australia 2009 
5 ottobre: NON E’ ANCORA DOMANI di Tizza Covi e Rainer Frimmel, Italia 2009
12 ottobre: LA BOCCA DEL LUPO di Pietro Marcello, Italia 2009 
19 ottobre: IL CANTO DELLE SPOSE di Karin Albou, Francia 2008
26 ottobre: LE QUATTRO VOLTE di Michelangelo Frammartino, Italia 2010
9 novembre: LA FISICA DELL’ACQUA di Felice Farina, Italia 2009
16 novembre: VENDICAMI di Johnny To, Hong Kong 2009 
23 novembre: GENOVA di Michael Winterbottom, Gran Bretagna 2008 
30 novembre: REVANCHE – IO TI UCCIDERO’ di Gotz Spielmann, Austria 2008

cinema
21 giugno 2010
Ciao Corso
Corso Salani è maggiormente conosciuto, forse, per la sua attività di attore. Merito, probabilmente, della sua interpretazione ne Il muro di gomma di Marco Risi. Certamente aveva una fotogenia particolare, semplice, eppure profonda. Eppure è alla sua attività di regista che è legata la sua presenza, per quanto mi riguarda, nel panorama del cinema italiano.
Nulla di ciò in cui si impegnava Corso Salani rimaneva alla superficie delle cose. Con lui si sapeva che si poteva scendere in profondità. Che alla visione seguiva tempo. Il tempo della riflessione. Tempo della decantazione del gusto di un cinema che, come ha detto in una occasione Jean-Marie Straub, parlando dei propri film, non era rivolto agli spettatori, ma ai cittadini.
Ecco. Credo che a Salani questa definizione sarebbe piaciuta.
Lo incontrai anni fa in un paio di occasioni, fuggevolmente, come si possono conoscere i registi in occasione di festival cinematografici. Eppure a distanza ho sempre seguito e apprezzato il suo lavoro. Mi ha sempre interessato a partire da Voci d'Europa, primo film come regista, giovane regista appena ventottenne, poi, nel corso degli anni Gli occhi stanchi, Cono sur, Confini d'Europa, film che spesso bisognava cercarsi nel panorama asfittico di una delle più vergognose distribuzioni cinematografiche del mondo. Tutti film, a loro modo interessanti che lasciano vedere la presenza di un progetto, in particolare Confini d'Europa, costruito da sei capitoli che spazialmente vanno da Gibilterra fino a Israele. 
Regista curioso nei confronti di una mutevole e indefinita geografia dell'Europa si è posto a cavallo e oltre le distinzioni tra documentario e fiction con una genuina attenzione tutta rivolta al presente, ai luoghi e alla gente che li abita. 
La notizia della sua morte improvvisa lascia sgomenti. Mi auguro che i film che ci lascia possano essere ancora posti all'attenzione di nuove generazioni.

 
Corso Salani

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cinema
21 maggio 2010
Il sogno della rosa

24 maggio ore 18,00Ingresso Libero 

BIBLIOTECA DELLEDONNE - VIA DEL PIOMBO 5 BOLOGNA

FUORIVISTA CINEMA EMULTIMEDIA www.fuorivista.eu

 

IL SOGNO DELLA ROSA:
Alida Valli e il percorso emblematico di un'attrice non convenzionale, tra artee società.

Ne parlano insieme a Fabio Matteuzzi e SaraFiori della redazione di Fuorivista, Cristina Bragaglia, docentedi Cinema e Letteratura Dip. Italianistica Unibo, Cinzia Venturoli Dip.Discipline Storiche Unibo e coautrice della pubblicazione “Donne al lavoro:un’identità difficile”.

Partecipa all’iniziativa Simone Bachini di AranciaFilm (Produttore de L’uomo che verrà) che ritira anche la rosadedicata ad Alida Valli (dal maestro giardiniere Carlo Pagani diFlora 2000) per consegnarla alla giovanissima attrice Greta ZuccheriMontanari (Vincitrice del Premio Alida Valli miglior attriceesordiente al Bif&St 2010).

cinema
13 aprile 2010
Dedicato ad Alida Valli

Nel contesto di PRIMAVERANDA 2010 a Budrio (Bologna), Fuorivista Cinema e Multimedia propone alcune iniziative culturali intese a ricordare e diffondere la conoscenza di una grande artista internazionale, Alida Valli (che abitò molti anni a Budrio, in Provincia di Bologna) paragonando la sua celebre bellezza e qualità artistica a una rosa profumata. Verrà dunque dedicato un fiore dal maestro giardiniere Carlo Pagani - una rosa ottocentesca particolarmente rossa e profumata ad Alida Valli - per sottolinearne il fascino (anche in considerazione della canzone “Ma l’amore no... L’amore mio non può, disperdersi nel vento, con le rose...” presente nel celebre film (1942) di Mario Mattòli, “Stasera niente di nuovo”) e per ricordare una donna che nella sua lunga carriera ha seguito un percorso non convenzionale e certamente rappresentativo (grazie alla varietà dei ruoli interpretati) del cambiamento e dell’evoluzione della figura femminile nella societàInfo: www.fuorivista.eu  051 374327

 

BUDRIO, 21 APRILE 2010 ORE 20,30 BIBLIOTECA COMUNALE VIA GARIBALDI 39, BUDRIO (BO)“Ma l’amore…no” IL SOGNO DELLA ROSA E L’ANIMA DELLA VEGETAZIONE SACRA - Simboli, Miti e Tradizioni, dall’antichità al contemporaneo (Arte, musica, letteratura, poesia, scienza, mass media). Ne parlano con Fuorivista, il Laboratorio Perm. Studi sullo Sciamanesimo (Unibo) e Paola Goretti, antichista e storica del costume.

BUDRIO, 26 APRILE 2010 ORE 21,00 TORRI DELL’ACQUA, VIA BENNI 1, BUDRIO (BO). “Ma l’amore… no”. Proiezione del film “STASERA NIENTE DI NUOVO” di Mario Mattòli (1942), con Alida Valli. Ne parlano con Fuorivista (Sara FIori e Fabio Matteuzzi) in ricordo di Alida Valli e Mario Mattòli, il regista e attore Pier Paolo De Mejo, nipote dell’attrice e i critici Piero Di Domenico e Steve Della Casa.

BUDRIO, 5 MAGGIO 2010 ORE 20,30 BIBLIOTECA COMUNALE VIA GARIBALDI 39, BUDRIO (BO). “Ma l’Italia... sì” RISORGIMENTO E CINEMA, protagonista Alida Valli. Ne parlano con Fuorivista, lo storico Prof. Alberto Preti (Unibo), Fabio Matteuzzi e Sara Fiori. Momenti scelti da: “Senso” di Luchino Visconti; “Piccolo Mondo Antico” di Mario Soldati; “Oltre l’amore” di Carmine Gallone. 


BUDRIO, 25 APRILE 2010, ORE 17,00 PRESSO GARDEN CENTRE FLORA 2000 DI BUDRIO (BO). Saluto delle Autorità e dedica del maestro giardiniere Carlo Pagani di una ROSA ROSSA ad Alida Valli, in compagnia del regista e attore, Pier Paolo De Mejo, nipote di Alida Valli.


cinema
13 aprile 2010
Eco-Cineforum - Uno sguardo al presente

Biblioteca Ecosostenibile Cestas, in collaborazione con

Ecologisti-SPA, Greenpeace e WWF

Presentano

Eco-Cineforum

“Uno sguardo al presente”

Prossima proiezione: 14 Aprile alle ore 21.00

“Be water, my friend”

Un documentario di Antonio Martino, Italia/Uzbekistan 2009

Il Regista sarà presente in sala

L’opera è una testimonianza dell’essicazione del Lago D’Aral, in Uzbekistan, a causa delle scelte agricole ed economiche non sostenibili e delle sue ripercussioni sulle comunità locali.

A seguire tre documentari prodotti dal CESTAS riguardanti la gestione sostenibile e comunitaria delle risorse forestali.

1- Cameroun: la foresta impossibile

2- Burkina-Faso: la foresta di bassi

3- Cile: Osorno, una comunità attorno alla legna

L’intento è quello di promuovere un’educazione ambientale e diffondere una conoscenza su tematiche specifiche legate agli impatti degli stili di vita.

Alle proiezioni seguirà, come di consueto, un dibattito moderato dai vari membri delle associazioni proponenti.

Tutte le proiezioni si terranno a Bologna presso la sede di Cestas Formazione, via Ranzani 13/5/a.

Ingresso Libero

Info e contatti: comunicazione@cestas.org, eas@cestas.org,

greenpeacegl.bologna@gmail.com

cinema
9 aprile 2010
I Corti sul Lettino - Cinema e Psicoanalisi
2° Festival del cortometraggio I corti sul lettino - Cinema e psicanalisi

Dopo il notevole successo della precedente manifestazione, suggellata dalla presenza del regista Roberto Faenza come presidente della giuria, Ignazio Senatore, psichiatra e critico cinematografico, dirigerà la seconda edizione del Festival del Cortometraggio “I Corti sul Lettino - Cinema e Psicoanalisi” rivolto ai filmaker italiani e stranieri. L’evento si svolgerà dal 6 al 7 settembre 2010, ad ingresso gratuito, dalle ore 21.00 alle 24.00, nell’ambito di accordi @ DISACCORDI – XI Festival del Cinema all’Aperto, presso il Parco del Poggio (Napoli) e prevede la proiezione dei cortometraggi che saranno selezionati da una giuria qualificata composta da registi, attori, registi, critici cinematografici, giornalisti ed operatori del settore. L'intento è quello di valorizzare, promuovere e divulgare il cortometraggio come forma espressiva particolarmente valida a livello sociale e culturale, di sviluppare le potenzialità dei linguaggi artistici dei nuovi media; rispondere alle esigenze di crescita culturale dei giovani registi emergenti e dare a tutti i filmaker di talento la maggiore visibilità possibile. Ogni opera deve avere durata massima di 60 minuti, inclusi i titoli di testa e di coda e sono ammessi cortometraggi già presentati o premiati in altri concorsi. L'iscrizione al 2° Festival del Cortometraggio I Corti sul Lettino - Cinema e Psicoanalisi” è gratuita e la data di scadenza è il 15 giugno 2010. La Giuria del concorso, a suo insindacabile giudizio, attribuirà i seguenti premi: migliore cortometraggio, regista, sceneggiatore, attore protagonista, attrice protagonista, documentario e colonna sonora. I partecipanti dovranno inviare alla segreteria del concorso, allegandola alle opere inviate, la scheda di adesione al bando, scaricabile dal sito www.cinemaepsicoanalisi.com

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