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fuorivista
cinema
21 maggio 2010
Il sogno della rosa

24 maggio ore 18,00Ingresso Libero 

BIBLIOTECA DELLEDONNE - VIA DEL PIOMBO 5 BOLOGNA

FUORIVISTA CINEMA EMULTIMEDIA www.fuorivista.eu

 

IL SOGNO DELLA ROSA:
Alida Valli e il percorso emblematico di un'attrice non convenzionale, tra artee società.

Ne parlano insieme a Fabio Matteuzzi e SaraFiori della redazione di Fuorivista, Cristina Bragaglia, docentedi Cinema e Letteratura Dip. Italianistica Unibo, Cinzia Venturoli Dip.Discipline Storiche Unibo e coautrice della pubblicazione “Donne al lavoro:un’identità difficile”.

Partecipa all’iniziativa Simone Bachini di AranciaFilm (Produttore de L’uomo che verrà) che ritira anche la rosadedicata ad Alida Valli (dal maestro giardiniere Carlo Pagani diFlora 2000) per consegnarla alla giovanissima attrice Greta ZuccheriMontanari (Vincitrice del Premio Alida Valli miglior attriceesordiente al Bif&St 2010).

cinema
11 marzo 2009
Alida Valli: il senso dell'attrice
Alida Valli è stata un’attrice che ha attraversato una buona parte del cinema italiano, e non solo, dagli anni Trenta fino ai primi anni del nostro secolo. Arrivata al successo ancora giovanissima ha lavorato con più generazioni di registi e attori. Soprattutto si è confrontata con personaggi e con generi assai differenti. Dal cinema dei «telefoni bianchi» ai ruoli drammatici, dal melodramma al noir, dalla commedia all’horror, ha avuto il coraggio di affrontare sempre nuove prove ed esperienze, non limitandosi peraltro al cinema ma lavorando anche in ambito teatrale. Si tratta dunque di un’attrice multiforme, diva e nello stesso tempo antidiva, capace di dare spazio al personaggio, facendone scaturire una personalità senza imporre caratterizzazioni o clichéesinterpretativi.
La retrospettiva e la giornata di studi intendono allora ripercorrere alcune fasi della carriera di una attrice che, nonostante il successo e la popolarità, rischia di non essere adeguatamente ricordata. Proprio l’estrema eterogeneità in cui ci imbattiamo, ripercorrendo la sua carriera, scorrendo la sua filmografia, è uno stimolo importante per un percorso critico. Il repentino passaggio dalla leggerezza dei personaggi delle commedie degli anni Trenta al dramma, avvenuto grazie a Piccolo mondo antico per la regia di Mario Soldati, fu solo il primo di una serie infinita di scarti che l’hanno portata a lavorare sia in Italia sia all’estero (compresa l’esperienza statunitense e la improvvisa e clamorosa rottura) con registi quali il già ricordato Soldati, Mattoli, Camerini, Reed, Hitchcock, Allegret, Visconti, Giuseppe e Bernardo Bertolucci, Antonioni, Clément, Pontecorvo, Argento, Chabrol, Pasolini, Zurlini e tanti altri.
Un panorama talmente ricco da disorientare. Affrontare quanto ci ha lasciato la Valli è dunque una sfida che già in partenza rifugge da qualsiasi tentazione volta all’omogeneizzazione, o al tentativo di trovare chiavi di lettura buone una volta per tutte.


12 marzo 2009 ore 16
Laboratori DMS - via Azzo Gardino 65/a (Bologna)
tavola rotonda a cura di Fabio Matteuzzi
intervengono:
Pierpaolo De Mejo (regista di Come diventai Alida Valli)
Francesco Pitassio (Università di Udine)
Cristina Bragaglia Giacomo Manzoli (Università di Bologna)
Piero Di Domenico (Corriere della Sera)
Sara Fiori, Fabio Matteuzzi (Fuorivista)

la rassegna cinematografica si terrà presso la Cineteca di Bologna con la collaborazione di Luisa Ceretto
le date e titoli, in via di definizione, saranno consultabili su: www.cineteca.it e www.muspe.unibo.it/soffitta 


Alida Valli

Alida Valli: il senso dell'attrice è all'interno della stagione del Centro La Soffitta, il programma di cinema è curato da Michele Fadda

cinema
20 ottobre 2008
Film/Letterature

Film/Letterature“Paesaggi” a cura di Luca Pasquale, Bologna, Gedit edizioni, 2007

 

Il tema del paesaggio, da qualunque parte lo si affronti, è fonte inesauribile di suggestioni. Sia gli artisti, sia i critici, hanno sempre trovato pane per i loro denti. L’argomento “paesaggio”, nel cinema, nella letteratura, nell’arte è l’ambito tematico cui è stato dedicato l’ultimo numero della rivista Film/Letteratura di cui è direttore responsabile Cristina Bragaglia, docente di Storia del Cinema e Filmologia dell’Università degli Studi di Bologna (e di cui esiste anche una versione digitale: www.almapress.unibo.it/fl).

Questo numero monografico, curato da Luca Pasquale, percorre esempi di rapporti e relazioni tra paesaggi e personaggi traendo linfa da alcune delle più significative opere, soprattutto per quanto riguarda il cinema. Da Antonioni a Bergman, in primo luogo, ma anche in autori meno celebrati e affrontati criticamente.

È Raffaele Milani a introdurre le riflessioni con un saggio che si incarica di definire cosa si debba intendere per paesaggio “come arte e categoria del pensiero”. Argomento complesso, che Milani affronta con giusta levità, preoccupandosi soprattutto di affacciarsi su quegli ambiti, quei territori, che il concetto dipaesaggio porta con sé nelle varie fasi della produzione estetica, per quanto concerne in particolare il Novecento.

Sistematizzare paesaggio, arte ed estetica attraverso i secoli a partire dall’illuminismo ai nostri giorni è compito che impone sintesi e chiarezza. Soprattutto tenendo conto di come siano mutate le caratteristiche della rappresentazione e della narrazione, di come sia mutata la concezione stessa di paesaggio, nonché i paesaggi stessi. Non si può essere esaustivi ma introdurre e avviare il lettore-spettatore a ripercorrere la linea delle mutazioni che questa definizione, “paesaggio”, implica. Tutto ciò è corroborato dai saggi che seguono, a partire dall’attenzione che la stessa Bragaglia rivolge alle cittàdel cinema italiano – negli ultimi quarant’anni del Novecento – partendo dalle riflessioni suscitate invece da un libro quale Le città invisibili di Italo Calvino, facendo pienamente rientrare l’attenzione al paesaggio all’interno di un già ricco e complesso rapporto cinema-letteratura. Percorso affascinante che si apre dalla Torino di Calvino, passa alla visione che ne ha dato Michelangelo Antonioni ne Il grido (1957) per ritornare alla letteratura con un altro grande scrittore italiano come Cesare Pavese, il Pavese de Le amiche.  Poi si scende, è il caso didirlo, lungo il Po, fino alla Ravenna de Desertorosso e agli altri paesaggi di quel lettore e inventore di paesaggi che èAntonioni. Un lettura antonioniana a cui dà corpo la concezione diMerleau-Ponty di “spazio antropologico” e di “spazio esistenziale”. Dal paesaggio urbano a quello naturale, da Le amiche a L’avventura, Antonioni ha sollecitato l’interesse di generazioni (ormai si può dire) di studiosi e di appassionati, pensiamo solo alle ricche riflessioni fornite da Sandro Bernardinel suo Il paesaggio nel cinema italiano (Venezia, Marsilio, 2002). Bragaglia tuttavia non rimane ad Antonioni ma esce dai luoghi cittadini e naturali antonioniani per confrontarsi con i film di Bernardo Bertolucci, di Dino Risi e Silvio Soldini, Mario Martone e Nanni Moretti attraverso un paesaggio urbano che si deforma nella ripetitività delle periferie o che in esse cerca e talvolta trova giusti stimoli di un’ambientazione non alienante.

Conil saggio di Giulio Iacoli, “Composizione di un anti-paesaggio”, si apronoscenari legati a quello che possiamo definire paesaggio psicologico. Dedicato aIngmar Bergam, in particolare a Persona,questo studio sviluppa la tesi che questo paesaggio bergmaniano alimenti “in séi germi della sua stessa negazione”. Sono i personaggi, qui, che hanno unavalenza primaria, tale da concentrare nella propria presenza, nel propriomostrarsi, nel volto, l’intero sviluppo drammatico che si raffronta tuttaviacon lo sfondo di un paesaggio sottile, spoglio, che a suo modo provoca“l’avvicinamento tra i personaggi”, il loro incontrarsi e scontrarsi. Certo sitratta di aspetti non nuovi alla critica cinematografica, ma c’è il merito diriuscire a raccoglierli in un intervento che sa restituire la sensibilità dellacostruzione drammaturgia bergmaniana, del rapporto ineludibile tra personaggioe paesaggio. Ed è un tassello nella composizione monografica che il numerodella rivista va costruendo.

Con Luca Pasquale si torna ad Antonioni, e quindi nuovamente ai rapporti con Pavese e Calvino, che furono in primo luogo diretti, epistolari. In secondo luogo il critico può vedere nelle loro opere affinità, rimandi, associazioni. Oltre a ripercorrere questi legami Pasquale si sofferma sulla sensibilità con cui Antonioni ha trasmesso i paesaggi attraverso la forza che viene da un’ambientazione che tiene conto del clima rendendone tutti i possibili influssi emozionali. Si scopre così la diversità climatica che Antonioni sa catturare e restituire allospettatore che si trova a che fare con un rapporto inscindibile personaggio-paesaggio ma anche con le qualità espressive che lega paesaggio-personaggio-clima, così come la luce e l’ombra, il giorno e la notte sono tutt’altro che indifferenti e partecipano dell’azione e della caratterizzazione dei personaggi. Qualità umane e disumanizzate investono i luoghi grazie a queste interrelazioni, come viene evidenziato, per esempio ne L’eclisse, dove "la città notturna è dunque sempre città desertificata.”  

Il luogo urbano è quello indagato da Caterina Bonora nel saggio “Il n’y a pas horsde cité: l’orrore fuori orario”, terreno fecondo e irrinunciabile dell’immaginario statunitense. Luogo produttore di emozioni forti, legati soprattutto all’estraneità “agli altri e a se stessi”. Si ripercorrono le vertigini che sfilano da Edgar Allan Poe a Bret Easton Ellis passando per Paul Auster nell’ambito letterario per spostarsi sul versante cinematografico attraverso George Romero, David Lynch, Wes Craven per arrivare al Michael Moore di Bowling a Colombine. Questo tipo di percorso non è a ritroso, piuttosto è un percorso sinuoso e quasi labirintico.

Seguonoaltri articoli che aderiscono invece alla caratteristica fondante della rivista, quella del rapporto cinema-letteratura.

Segnaliamo, in chiusura, la pubblicazione di un saggio di Pier Vittorio Tondelli dedicato a Las hora de los hornos di Fernando Solanas.

 

Fabio Matteuzzi


http://blogs.suntimes.com/scanners/nongod.jpg

L'eclisse di Michelangelo Antonioni 


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