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Ciao Corso

Corso Salani è maggiormente conosciuto, forse, per la sua attività di attore. Merito, probabilmente, della sua interpretazione ne Il muro di gomma di Marco Risi. Certamente aveva una fotogenia particolare, semplice, eppure profonda. Eppure è alla sua attività di regista che è legata la sua presenza, per quanto mi riguarda, nel panorama del cinema italiano.
Nulla di ciò in cui si impegnava Corso Salani rimaneva alla superficie delle cose. Con lui si sapeva che si poteva scendere in profondità. Che alla visione seguiva tempo. Il tempo della riflessione. Tempo della decantazione del gusto di un cinema che, come ha detto in una occasione Jean-Marie Straub, parlando dei propri film, non era rivolto agli spettatori, ma ai cittadini.
Ecco. Credo che a Salani questa definizione sarebbe piaciuta.
Lo incontrai anni fa in un paio di occasioni, fuggevolmente, come si possono conoscere i registi in occasione di festival cinematografici. Eppure a distanza ho sempre seguito e apprezzato il suo lavoro. Mi ha sempre interessato a partire da Voci d'Europa, primo film come regista, giovane regista appena ventottenne, poi, nel corso degli anni Gli occhi stanchi, Cono sur, Confini d'Europa, film che spesso bisognava cercarsi nel panorama asfittico di una delle più vergognose distribuzioni cinematografiche del mondo. Tutti film, a loro modo interessanti che lasciano vedere la presenza di un progetto, in particolare Confini d'Europa, costruito da sei capitoli che spazialmente vanno da Gibilterra fino a Israele. 
Regista curioso nei confronti di una mutevole e indefinita geografia dell'Europa si è posto a cavallo e oltre le distinzioni tra documentario e fiction con una genuina attenzione tutta rivolta al presente, ai luoghi e alla gente che li abita. 
La notizia della sua morte improvvisa lascia sgomenti. Mi auguro che i film che ci lascia possano essere ancora posti all'attenzione di nuove generazioni.

 
Corso Salani

Pubblicato il 21/6/2010 alle 13.27 nella rubrica diario.

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